Trentino Alto Adige
Alpeggi punteggiati di mucche e paesi dai campanili a cipolla. I Castelli, filari di vigneti e di meli che in primavera donano al paesaggio un tocco candido. Più in alto le abetaie fitte e nere che si allargano per specchiarsi in minuscoli laghi alpini. Sopra tutto, le cime delle Dolomiti, un intreccio di guglie, creste, torrioni, grigie falesie che si tingono di giallo e di arancio a seconda del cammino del sole.
Il Trentino-Alto Adige, regione autonoma a statuto speciale, con bilinguismo nella provincia di Bolzano, ha saputo coniugare la tutela del paesaggio alla vocazione turistica. Sin dal Mesolitico queste valli sono state terra di passaggio, come conferma la scoperta del corpo mummificato di un cacciatore di 5000 anni fa, trovato nel 1991 nel ghiacciaio di Similaun in vaI Senales. Conquistata dai Romani, che vi costruirono le strade e le prime città, la regione cadde sotto l'influenza dell'impero romano germanico, che la governò con i potenti principi-vescovi e i conti del Tirolo. L'egemonia asburgica si impose dal '400, continuò attenuata nel secolo successivo, periodo di grande rinnovamento grazie a Bernardo Cles, e terminò, pur con la parentesi napoleonica, solo dopo la prima guerra mondiale. Le vicende storiche hanno arricchito di opere d'arte queste valli, dando vita a uno stile che fonde il gotico tedesco al Rinascimento italiano. A ciò si aggiunga la varietà etnico-linguistica: tra i due gruppi predominanti, italiani e tedeschi, si inseriscono i ladini, presenti in val Gardena, vaI Badia, vaI di Fassa, Livinallongo. La loro lingua risale all'epoca romana e ha analogie con il provenzale e il catalano. Con le migrazioni verso sud dei popoli germanici, nella regione si impose il tedesco, mentre illadino rimase confinato nelle vallate laterali; ancor oggi è materia di studio obbligatoria nei centri ladini. In molte vallate la gente vive ancora nei masi e, nei giorni di festa, indossa il costume tradizionale.
Ambiente naturale
Alcuni fattori, come la densità di popolazione relativamente bassa della Provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l’istituzione di diverse aree naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali. Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli ungulati (cervi, caprioli, camosci, e in misura minore stambecchi), lepri, volpi, scoiattoli, marmotte, galli cedroni.
Il territorio del Trentino è ricoperto per circa il 50% da boschi (circa 300.000 ettari). Nei versanti più elevati esso è composto soprattutto da conifere, ma sono presenti anche faggi, aceri, frassini e sorbi.
Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla Provincia autonoma di Trento, va segnalato il Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell’orso bruno (ursus arctos), il più grande e significativo mammifero delle Alpi. Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all’estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della Slovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del Parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, Austria e Germania.
In Trentino sono state istituite tre aree naturali protette (una nazionale e due provinciali):
- la parte trentina del Parco Nazionale dello Stelvio;
- il Parco Naturale Adamello-Brenta;
- il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino.
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